Nuda. Chiara.

Nuda. Chiara.
Nuda. il mio ultimo progetto non è semplicemente una serie di foto di nudo ma è una riflessione sulle regole dell’immagine attuali: postiamo milioni di fotografie tutti i giorni che ritraggono corpi umani ma ci è proibito di postare sui social fotografie che ritraggono anche un centimetro di capezzolo. Avete fatto caso che vale solo per i nudi femminili? Noi maschi possiamo ammazzarci di selfie a petto nudo senza che nessuno abbia nulla da ridire.
Inoltre siamo ormai abituati (colpa per prime le passerelle) a vedere corpi sottopeso; dopo anni di proteste la soluzione è stata far sfilare modelle evidentemente sovrappeso proponendo un modello che è l’altra faccia della medaglia ed è sbagliato tanto quanto il primo.
Ci siamo disabituati ad apprezzare un corpo per quello che è, semplicemente un corpo, che può essere più magro o più grasso, muscoloso o morbido. Ci siamo scordati che una persona è bella (nuda o vestita) quando è a proprio agio con se stessa, quando è “viva” e non insegue qualcosa di irrealizzabile. Possiamo lavorare sul nostro corpo per renderlo migliore (ed è importante) ma prima dobbiamo lavorare sull’accettazione di noi stessi.
Nuda. è anche questo, e ritrae le persone con le luci da studio in maniera pittorica prima e poi con le luci crude della polaroid. Alla fine vengono apprezzate in egual modo se non di più le instantanee (nonostante non producano una luce avvolgente) perché le persone si rendono conto di stare bene con il proprio corpo e accettarne le peculiarità.
Non servono filtri per stare bene, dobbiamo solo essere più umani.
Assistente: Marina Zaia
MUA: Andrea Romano
fotografo professionista torinese, adora viaggiare, il sushi, la Guinness e la musica rock.